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Sono trascorsi 50 anni dalla morte di Luigi Einaudi, ma mantiene vibrante attualità il messaggio federalista europeo che egli proclamò alla fine della prima guerra mondiale, e che solo l’insipienza e la miopia dei politici non volle ascoltare. Alla Costituente, il 29/7/1947, il grande economista ripropose lo stesso tema con analoga incisività, dopo la amara esperienza delle dittature nazionaliste che avevano condotto il mondo alla tragedia della seconda guerra mondiale: “ Se noi non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell’Europa di oggi, smarrita ed incerta sulla via da percorrere, noi siamo perduti e con noi è perduta l’Europa….è l’ideale della libertà contro l’intolleranza, della cooperazione contro la forza bruta. Vano è predicare pace e concordia, quando alle porte urge Annibale, quando negli animi di troppi europei tornano a fiammeggiare le passioni nazionalistiche. Non basta predicare gli Stati Uniti d’Europa: quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa rinuncino ad una parte della loro sovranità a pro di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione fra Stato e Stato ed in proporzione al numero degli abitanti, e nella Camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati. Questo è l’unico ideale per cui valga la pena di lavorare….Difendendo i nostri ideali a viso aperto noi avremo assolto il nostro dovere. Se, ciononostante, l’Europa vorrà rinselvatichire, noi non potremo essere rimproverati dalle generazioni venture degli italiani di non aver adempiuto sino all’ultimo al dovere di salvare quel che di divino e di umano esiste ancora nella travagliata società presente”. Al di là delle celebrazioni formali, che di certo non mancheranno ,il miglior omaggio alla memoria dell’autore delle prediche inutili sarebbe invece il dare ascolto alle sue parole, riconoscendone la evidente utilità. Mario Ettore Barnabè
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Intervento di Maurizio Milan - dirigente del Centro Studi - apparso su L'Impresa n°12/2011 a pagina 97 ed on-line qui . L’ elemento fondamentale per un’azienda è il capitale umano con le sue competenze, i nuovi saperi e abilità, il suo engagement che va alimentato se a livello manageriale e formativo si lavora con le persone e non per le persone Maurizio Milan
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Nel dicembre 1931, esattamente 80 anni or sono, avviandosi alla conclusione della sua “ Stria d’Europa del secolo decimonono” edita da Laterza ed in evidente implicita polemica con la rivista Antieuropa ispirata e sostenuta dal regime, Benedetto Croce scriveva: …” Le nazioni non sono dati naturali, ma stati di coscienza e formazioni storiche; e a quel modo che, or sono settant’anni, un napoletano dell’antico regno o un piemontese del regno subalpino si fecero italiani, non rinnegando l’esser loro anteriore ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere, così e francesi e tedeschi e italiani e tutti gli altri si innalzeranno a europei e i loro pensieri indirizzeranno all’Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate…” L’auspicio di Croce non si è ancora realizzato, ma è compito di quanti credono nella democrazia impegnarsi per una sua realizzazione ed evitare il risorgere delle chiusure nazionaliste. Mario Ettore Barnabè |
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